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LA STORIA

L'origine di quel complesso fenomeno che va sotto il nome di Open Source Software (OSS) è intimamente connessa con la storia del sistema operativo UNIX.

La comunità scientifica creatasi con la prima fase di sviluppo di UNIX quando tramontò l'idea di un suo sviluppo non proprietario aveva maturato al suo interno una forte coesione intellettuale e un modello culturale di collaborazione. Si ricostituì, infatti, parzialmente nella Free Software Foundation (FSF) [4] e poi nella Open Source Initiative (OSI) [12]. I due movimenti che ne sono derivati, quello del software libero e quello del codice a sorgente aperto, condividono entrambe l'idea guida della disponibilità completa e senza limitazioni dei sorgenti, ma si diversificano, oltre che per la terminologia, per alcuni aspetti filosofici e di principio [8,9].

I sostenitori del software libero scelgono questo termine per insistere sulle "libertà" associate a un software: tali libertà sono dei criteri, ma soprattutto delle motivazioni etiche. I sostenitori dell'uso del termine "codice a sorgente aperto" insistono sulle caratteristiche operative, e in particolare sulla disponibilità del codice sorgente, senza tentare di fornire motivazioni etiche.

Fatte salve queste precisazioni, ricche peraltro di implicazioni [4,8,12], per non appesantire il lettore meno esperto e per concentrarsi invece sulle specificità nella Pubblica Amministrazione, nel seguito di questo articolo si useranno indifferentemente i termini "open source software" e "software libero" per indicare l'insieme delle tematiche e delle proposte che si rifanno alle interpretazioni citate.

Per la Free Software Foundation (FSF), un software è considerato libero se la licenza accorda all'utilizzatore le seguenti quattro libertà:

  • Libertà di eseguire il programma per qualunque uso.
  • Libertà di studiare il funzionamento del programma e di adattarlo ai propri bisogni. Per questo l'accesso al codice sorgente è condizione necessaria.
  • Libertà di ridistribuire delle copie
  • Libertà di migliorare il programma e di pubblicare le modifiche, per farne profittare tutta la comunità di utenti e di sviluppatori. A tal fine è condizione indispensabile l'accesso al codice sorgente.

La FSF ha creato il concetto di "copyleft ". Questo termine definisce una licenza che riprende le quattro libertà suddette e i cui termini devono essere ripresi in modo identico in caso di nuova distribuzione. Ciò permette di evitare che una distribuzione di software modificato restringa i diritti iniziali.

I criteri, invece, dell'Open Source Initiative (OSI) che permettono di determinare la natura libera o proprietaria di una licenza di software si articolano in nove punti:

  1. Libera ridistribuzione
  2. Codice sorgente
  3. Prodotti derivati
  4. Integrità del codice sorgente dell'autore
  5. Assenza di discriminazione nei confronti di persone o gruppi
  6. Assenza di discriminazione nei confronti di sfere di attività

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